Immagina questa situazione. Hai ricevuto un invito a cena a casa di amici e hai intenzione di portare un buon vino. Il problema, però, è che di vini non te ne intendi neanche un po’. Al supermercato le bottiglie ti sembrano tutte uguali. Potresti chiedere aiuto al commesso, ma ti vergogni né puoi scegliere a caso perché ci tieni a fare buona figura. Così, ad un tratto, ti viene un colpo di genio: prenderai un vino che costa tanto, perché se costa, allora sarà per forza buono. Ecco un esempio di Euristica.
Un’euristica può essere definita come una regola di ragionamento semplificata, e per questo è spesso descritta come una “scorciatoia mentale” [1–2]. Le euristiche hanno tre caratteristiche [3]: 1. Ignorano parte delle informazioni: nell’esempio del vino, abbiamo tenuto conto solo del prezzo. 2. Sono efficienti: rendono più rapide e meno faticose decisioni complesse, come scegliere del vino! 3. In media, sono efficaci: producono in media giudizi o scelte accurate – in effetti, di solito un prezzo più alto indica una migliore qualità
Esistono numerosi tipi di euristiche. Ad esempio, ricorriamo all’euristica della disponibilità quando giudichiamo la frequenza di un evento sulla base di quanto facilmente riusciamo a richiamare alla memoria esempi di quest’ultimo [4]: per stimare la frequenza di infarti, potremmo farci venire in mente casi di persone che conosciamo che ne hanno fatto esperienza. Il problema, però, è che la facilità di richiamo è influenzata non solo dall’effettiva frequenza (di infarti ne vediamo tanti perché, in effetti, l’incidenza è alta), ma anche, ad esempio, dall’impatto emotivo. Pensate a quante persone sovrastimano la frequenza di incidenti aerei o attacchi di squali [5].
Quindi, è razionale usare le euristiche?
La domanda è mal posta. Le euristiche, infatti, riflettono l’architettura del nostro sistema cognitivo che ottimizza risorse: il nostro cervello non si è evoluto per essere “razionale”, ma per sopravvivere [6]. Quindi, in un certo senso, è indispensabile ragionare per euristiche. È pur vero, però, che l’eccessivo ricorso a tali scorciatoie può produrre errori di giudizio: i famosi bias cognitivi [7]. Di conseguenza, l’appropriatezza dell’uso di un’euristica dipende dal contesto: in alcune situazioni decisionali, ad esempio, è bene disattivare il pilota automatico, e pensare deliberatamente.
Fonti:
- Dale, S. (2015). Heuristics and biases: The science of decision-making. Business Information Review, 32(2), 93–99.
- Keren, G., & Teigen, K. H. (2004). Yet another look at the heuristics and biases approach. In D. J. Koehler & N. Harvey (Eds.), Blackwell Handbook of Judgment and Decision Making (pp. 89–109). Blackwell Publishing. https://doi.org/10.1002/9780470752937.ch5
- Baron, J. (2007). Thinking and deciding. (p. 513). Cambridge University Press.
- Tversky, A., & Kahneman, D. (1973). Availability: A heuristic for judging frequency and probability. Cognitive Psychology, 5(2), 207–232. https://doi.org/10.1016/0010-0285(73)90033-9
- Tversky, A., & Kahneman, D. (1974). Judgment under Uncertainty: Heuristics and Biases. Science, 185(4157), 1124–1131. https://doi.org/10.1126/science.185.4157.1124
- Gigerenzer, G. (2021). Embodied Heuristics. Frontiers in Psychology, 12. https://doi.org/10.3389/fpsyg.2021.711289
- Haselton, M. G., Bryant, G. A., Wilke, A., Frederick, D. A., Galperin, A., Frankenhuis, W. E., & Moore, T. (2009). Adaptive Rationality: An Evolutionary Perspective on Cognitive Bias. Social Cognition, 27(5), 733–763. https://doi.org/10.1521/soco.2009.27.5.733