Naturale è sano? Cosa dice il nostro cervello

Domenica 22 marzo sono stato ospite di Fondazione Zoé con un incontro dedicato a una domanda che sembra semplice, ma non lo è affatto: perché tendiamo a pensare che ciò che è naturale sia automaticamente migliore? L’evento, intitolato “Naturale è sano? Cosa dice il nostro cervello”, è stato pensato come un’occasione per riflettere sul rapporto tra cervello, natura e decisioni quotidiane. Potete recuperare il talk qui su YouTube:

Quando scegliamo cosa mangiare, quali prodotti acquistare, quali cure considerare più sicure o quali rischi temere di più, le nostre scelte non sono mai neutre. Al contrario, interpretiamo il mondo attraverso scorciatoie cognitive, intuizioni, associazioni culturali e piccoli automatismi che possono orientarci, ma anche ingannarci.

Durante l’incontro abbiamo parlato di naturalness bias (trovi un approfondimento qui su Instagram), cioè della tendenza ad attribuire a ciò che è naturale caratteristiche automaticamente positive: più sano, più sicuro, più autentico, più vicino a ciò di cui il nostro corpo avrebbe bisogno. La parola “naturale” attiva spesso una mappa di significati legati a purezza, freschezza e salute, mentre ciò che viene percepito come “artificiale” tende ad associarsi più facilmente a falsità o inganno.

Questa intuizione può sembrare innocua, ma diventa interessante quando influenza scelte alimentari, mediche e ambientali. Nel talk abbiamo visto, per esempio, come un’etichetta “naturale” o “biologica” possa modificare la percezione di un prodotto, facendolo sembrare più sano, meno calorico o meno rischioso anche quando le informazioni disponibili non giustificano davvero questa conclusione. È una forma di effetto alone: da una singola caratteristica positiva finiamo per dedurre molte altre qualità che non sono necessariamente presenti.

Il punto, naturalmente, non è dire che naturale sia sempre sbagliato o che artificiale sia sempre meglio. Il punto è capire quando il nostro cervello sta usando una scorciatoia utile e quando, invece, quella scorciatoia rischia di portarci fuori strada. Questo vale per le scelte di consumo, ma anche per temi più delicati, come salute, terapie, sostenibilità e cambiamento climatico.

Fondazione Zoé ha pubblicato anche un articolo di approfondimento che riprende alcuni dei materiali e degli esempi discussi durante l’incontro. Puoi leggerlo qui.

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Ecco alcuni momenti della giornata:

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