Martedì 28 aprile sono stato al CUBO Unipol di Bologna per il primo appuntamento di “Irrazionale, ma prevedibile”, la rassegna dedicata a come funziona — e ogni tanto inciampa — il pensiero umano.
In questa prima serata siamo partiti da una domanda semplice solo in apparenza: perché, davanti a un problema enorme e documentato come il cambiamento climatico, facciamo così tanta fatica a percepirlo come urgente?
La risposta, almeno in parte, ha a che fare con il modo in cui funziona la nostra mente. Il cambiamento climatico è un fenomeno complesso, graduale, distribuito nello spazio e nel tempo. Non sempre produce segnali immediati, visibili e facili da collegare alle nostre azioni quotidiane. E il nostro cervello, che spesso si orienta meglio davanti a minacce concrete, vicine e facilmente immaginabili, può finire per sottovalutare ciò che appare distante, astratto o difficile da rappresentare.
Durante la serata abbiamo parlato di percezione del rischio, distanza psicologica, bias cognitivi, comunicazione scientifica e negazionismo climatico, coinvolgendo anche il pubblico in alcuni esperimenti di psicologia cognitiva. L’obiettivo, come per tutta la rassegna, non era giudicare l’irrazionalità, ma provare a capirla: perché anche quando abbiamo accesso alle informazioni corrette, il modo in cui le interpretiamo può fare una grande differenza.
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La rassegna è poi proseguita con gli incontri dedicati alla scienza delle superstizioni, alla psicologia della Legge di Murphy e alla scienza comportamentale di How I Met Your Mother.
Alcuni momenti della serata:



