Naturale è davvero meglio? La mia intervista per Il Giornale di Vicenza

Sabato 21 marzo, Il Giornale di Vicenza ha pubblicato una mia intervista dedicata al rapporto tra cervello, natura e decisioni quotidiane, in occasione dell’incontro “Naturale è sano? Cosa dice il nostro cervello”, organizzato da Fondazione Zoé nell’ambito della Settimana del cervello.

Il punto di partenza era una domanda solo in apparenza semplice: quando parliamo di scelte alimentari, mediche o ambientali, perché tendiamo così spesso ad associare ciò che è “naturale” a qualcosa di automaticamente sano, sicuro o migliore?

Nell’intervista ho provato a spiegare che “naturale” è una parola molto potente, ma anche molto ambigua. A differenza di termini regolati, come “biologico”, il concetto di naturale non rimanda sempre a una definizione chiara dal punto di vista scientifico o legale. Eppure, attiva una serie di associazioni implicite molto forti: purezza, autenticità, salute, sostenibilità, vicinanza a ciò di cui il nostro corpo avrebbe bisogno.

Queste associazioni possono orientare le nostre scelte in modo quasi automatico. Un alimento definito naturale può sembrarci più sano, meno impattante sull’ambiente o più sostenibile anche quando queste caratteristiche non sono realmente garantite. Lo stesso può accadere in ambito medico, quando una terapia presentata come “naturale” viene percepita come preferibile rispetto a una convenzionale, anche in presenza di informazioni diverse su efficacia, sicurezza o possibili effetti collaterali.

Nell’articolo si parla anche di effetto alone, una scorciatoia cognitiva che ci porta a dedurre molte qualità positive da una singola caratteristica. Se un prodotto viene etichettato come naturale, potremmo essere portati a considerarlo automaticamente più sano o migliore, accorciando il processo di raccolta delle informazioni. Il problema non è preferire ciò che è naturale, ma farlo senza chiederci che cosa significhi davvero quella parola in quel contesto.

Come spesso accade quando parliamo di bias cognitivi, l’obiettivo non è giudicare le intuizioni della mente, ma imparare a riconoscerle. Sospendere il giudizio, togliere il pilota automatico e sviluppare un pensiero più vigile può aiutarci soprattutto quando prendiamo decisioni importanti, legate alla salute, all’ambiente o alla vita pubblica.

Puoi leggere l’intervista completa qui!

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