Le persone “assomigliano” ai loro nomi?

Osserva questi due volti:

Quale credi sia il nome di queste due persone, tra quelli elencati?

Per lei: Natalie, Jasmine, Dana o May?

Per lui: Jonathan, Daniel, Tom o Noam?

Sembra una domanda strana, ma…

È proprio ciò che Zwebner e colleghi nel 2024 [1] hanno chiesto a oltre 600 partecipanti in tre diversi studi. L’obiettivo era capire se esista una corrispondenza “intuitiva” tra volto e nome: se, in qualche modo, le persone tendono ad “assomigliare” al proprio nome. Per esempio, secondo voi, io ho una “faccia da Lorenzo”?

Il risultato?

Quando vedevano volti di adulti, i partecipanti riuscivano a indovinare il nome un po’ più spesso di quanto previsto dal caso: tra il 27-30% delle volte, contro il 25% atteso se avessero scelto a caso. Una leggera differenza, ma statisticamente significativa. Con i volti dei bambini, invece, i partecipanti non riuscivano a indovinare… Ma perché?

I nomi come profezie che si auto-avverano

Gli autori suggeriscono che i nomi potrebbero veicolare stereotipi sociali impliciti, e le persone adulte finirebbero col tempo per interiorizzarli e rifletterli nel modo in cui si presentano agli altri [2]. Quindi non nasciamo con “la faccia da Luca” o “la faccia da Sofia”, ma potremmo svilupparla. Per questa ragione, sarebbe leggermente più facile indovinare il nome degli adulti che quello dei bambini!

In uno studio precedente [3], le persone riuscivano a indovinare più spesso i nomi delle persone anche solo osservandone i capelli, una parte del volto che possiamo in larga parte controllare e usare per esprimere la nostra identità. L’idea quindi è che i nomi portino con sé schemi sociali condivisi su “che tipo di persona” immaginiamo sia qualcuno, e su come potrebbe presentarsi, persino sui capelli!

Ma che senso ha?

Questi studi possono sembrare un gioco curioso, quasi inutile, ma in realtà dimostrano che siamo in grado di leggere gli altri integrando indizi sociali molto sottili, spesso senza neanche accorgercene [4]. È anche grazie a questi processi di cognizione sociale che riusciamo ad esplorare il mondo intorno a noi e a dare un significato alla presenza degli altri.

Fonti:

  1. Zwebner, Y., Miller, M., Grobgeld, N., Goldenberg, J., Mayo, R., (2024). Can names shape facial appearance?. Proceedings of the National Academy of Sciences 121.. https://doi.org/10.1073/pnas.2405334121
  2. Madon, S., Jussim, L., Guyll, M., Nofziger, H., Salib, E. R., Willard, J., & Scherr, K. C. (2018). The accumulation of stereotype-based self-fulfilling prophecies. Journal of Personality and Social Psychology, 115(5), 825–844.
  3. Zwebner, Y., Sellier, A. L., Rosenfeld, N., Goldenberg, J., & Mayo, R. (2017). We look like our names: The manifestation of name stereotypes in facial appearance. Journal of personality and social psychology, 112(4), 527–554. https://doi.org/10.1037/pspa0000076
  4. Zaki, J. (2013). Cue Integration: A Common Framework for Social Cognition and Physical Perception. Perspectives on Psychological Science, 8(3), 296–312. http://www.jstor.org/stable/44289877

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