Facciamo un piccolo test:
Usando l’indice della tua mano dominante, disegna sulla tua fronte il più velocemente possibile una lettera “q” in maiuscolo.
In che direzione hai disegnato la “coda” della q?
Sembra una richiesta strana, ma…
Questo piccolo gesto è stato usato davvero come test comportamentale in numerosi studi di psicologia sociale. Il primo a impiegarlo fu Glen Hass nel 1984 [1], per studiare quanto tendiamo a guardarci “da fuori”, cioè usando il punto di vista degli altri. Ma come funziona di preciso?
Due modi di disegnare la Q
Una persona può disegnare la Q con la coda verso destra, rendendola leggibile per se stessa, oppure con la coda verso sinistra, rendendola leggibile per chi la guarda. Tra questi due modi, quindi, differisce la prospettiva del soggetto [2]: nel primo caso interna, nel secondo esterna. Nel paper originale [1], infatti, Hass scopre che le persone che si sentivano osservate (es. poste davanti a una videocamera), tendevano a disegnare la q con la prospettiva esterna!
Il test della Q (o anche test della E) è usato per misurare il self-monitoring [3]. Il self-monitoring è la tendenza a regolare il proprio comportamento in base alla situazione sociale: chi abbiamo davanti, che impressione vogliamo dare, cosa sembra appropriato in quel contesto [4]. In altre parole, una Q con la coda a sinistra indicherebbe che siamo attenti a come appariamo agli altri.
Molto dipende dal contesto
La direzione della lettera non riflette però solo un tratto stabile della persona, ma dipende anche dal contesto. Uno studio del 2006 dimostra che basta ricordare una situazione in cui si aveva potere su qualcun altro per rendere più probabile una risposta centrata sul proprio punto di vista [5]. O ancora, uno studio del 2013, mostra che è più probabile disegnare la Q dal proprio punto di vista dopo aver pubblicato una foto di sè sui social [6]!
Ma è un test davvero affidabile?
Come per altri test comportamentali, la sua affidabilità è discussa. Uno studio del 2016 [7] ha scoperto che chi disegnava la Q leggibile per gli altri tendeva in effetti a dichiararsi più attento a come appariva nelle situazioni sociali. Però questo non significa che il test possa dividere davvero le persone in due categorie: un solo gesto non basterà mai per dire “che tipo di persona sei” in modo deterministico!
Fonti:
- Hass, R. G. (1984). Perspective taking and self-awareness: Drawing an E on your forehead. Journal of Personality and Social Psychology, 46(4), 788–798.
- Steins, G., & Wicklund, R. A. (1996). Perspective-taking, conflict, and press: Drawing an E on your forehead. Basic and Applied Social Psychology, 18(3), 319–346. https://doi.org/10.1207/s15324834basp1803_5
- Wiseman, R. (2007). Quirkology: The curious science of everyday lives. Macmillan.
- Gangestad, S. W., & Snyder, M. (2000). Self-monitoring: Appraisal and reappraisal. Psychological Bulletin, 126(4), 530–555. https://doi.org/10.1037/0033-2909.126.4.530
- Galinsky, A. D., Magee, J. C., Inesi, M. E., & Gruenfeld, D. H. (2006). Power and perspectives not taken. Psychological Science, 17(12), 1068–1074. https://doi.org/10.1111/j.1467-9280.2006.01824.x
- Chiou, W.-B., & Lee, C.-C. (2013). Enactment of one-to-many communication may induce self-focused attention that leads to diminished perspective taking: The case of Facebook. Judgment and Decision Making, 8(3), 372–380. https://doi.org/10.1017/S1930297500006033
- Vargas, M. E. S., & Durkee, C. M. (2016). The Q-test: Know your self-monitoring style in 6 seconds. Psychological Thought, 9(1), 123–128. https://doi.org/10.5964/psyct.v9i1.165
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